La politica dell’Fbi
L’Fbi non sta vivendo un momento d’oro. Secondo la ricostruzione del Washington Post il ventisettenne Ibragim Todashev, ucciso dagli agenti federali durante un interrogatorio connesso all’attentato di Boston, non era armato. Si era parlato di un coltello da cucina, poi di un tentativo di rubare la pistola a uno degli agenti; ora diverse fonti riducono l’episodio a un tavolo rovesciato e a un’aggressione a mano disarmata, versione che – se fosse confermata – priverebbe la reazione di qualunque giustificazione plausibile. L’agenzia investigativa non si era distinta per efficienza e imparzialità quando il direttore della Cia, David Petraeus, è stato costretto alle dimissioni.
11 AGO 20

L’Fbi non sta vivendo un momento d’oro. Secondo la ricostruzione del Washington Post il ventisettenne Ibragim Todashev, ucciso dagli agenti federali durante un interrogatorio connesso all’attentato di Boston, non era armato. Si era parlato di un coltello da cucina, poi di un tentativo di rubare la pistola a uno degli agenti; ora diverse fonti riducono l’episodio a un tavolo rovesciato e a un’aggressione a mano disarmata, versione che – se fosse confermata – priverebbe la reazione di qualunque giustificazione plausibile. L’agenzia investigativa non si era distinta per efficienza e imparzialità quando il direttore della Cia, David Petraeus, è stato costretto alle dimissioni. L’inchiesta federale non ha individuato comportamenti criminali e ha lasciato il dubbio che il Bureau si fosse prestato a spalleggiare una trama politica, innervata dalla rivalità atavica con Langley.
Ora Barack Obama ha individuato l’uomo che potrebbe succedere al direttore, Robert Mueller, e magari calmare le acque. Il repubblicano James Comey è perfetto per dare prova dello spirito bipartisan in un momento in cui mezza America accusa il presidente di aver convertito le imparziali strutture dello stato in macchine politiche. Avrebbe voluto dare il posto alla consigliera per l’antiterrorismo, Lisa Monaco, ma il suo ruolo nelle indagini sull’assalto al consolato di Bengasi l’ha automaticamente squalificata. Comey è cresciuto in ambiente bushiano ma non si è distinto per intransigenza repubblicana. Da viceprocuratore generale ha seguito il caso di Valerie Plame – l’agente della Cia sotto copertura la cui identità è stata svelata dai giornali – e ha nominato commissario speciale l’amico e collega Pat Fitzgerald, procuratore con foga manettara da salvatore della patria. Sotto Obama si è fatto il nome di Comey come possibile rimpiazzo alla Corte suprema, ma la sinistra liberal si è opposta a quello che descriveva come un rigido conservatore sociale. Qualche mese fa ha firmato un briefing per la Corte in sostegno al matrimonio gay. Comey è infine approdato nel mondo delle consulenze finanziarie e industriali, tanto per cementare quelle connessioni che lo rendono un candidato in grado di calmare le turbolenze dell’Fbi di Obama.